Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.(CIT) Eleanoor Roosvelt...

...E i miei sono fottutamente belli (CIT) Paolo Scotti

domenica 5 luglio 2015

Lavaredo Ultra Trail 2015: 119km 5870d+ Balotelli, la cubista e l'UltraGrill.




I “Summano Cobras” avevano calcolato più o meno tutto per rendere la nona edizione della” Lavaredo Ultra Trail” un' edizione memorabile, è stato quel "meno" che ce l’ha giocata sporca, molto sporca, troppo sporca, eppure, la prima ondata Cobras alla consegna pettorali era stata accolta dalla Cris con un “Non ho parole, guardate, non ho parole”, spallucce tra me e Taglia… e si va.

Alle 20:05, al Palaghiaccio di Cortina, sede del Pasta Party e quartier generale #LUT2015, bisogna “mettersi in fila” per “accedere alla fila” di chi è già in fila per un piatto di pasta… tempo d’attesa stimato per sedersi ad un tavolo, 46 minuti, misteriosamente però, alle 20:11 i “Summano Cobras”, sono già seduti al tavolo e hanno già in pancia almeno mezzo piatto di pasta… com’è possibile tutto ciò? Non lo sappiamo bene nemmeno noi, ci hanno tirato dentro con qualche magheggio, misteri dell’ultra trail, di amici portoghesi di Fulmine e altri strani inspiegabili accadimenti.

“Ho visto gente sparire” dirà Fulmine durante la cena e solo questo momento di condivisione Cobras, vorrebbe un post dedicato per spiegarvelo.

Ore 22:59, in un Corso Italia strabordante all’inverosimile,  1200 papabili Ultratrailer scalpitano in attesa del via, la tattica “Cobras” è semplice, gruppo compatto dall’inizio alla fine e arrivo Hollywoodiano… perché noi ad umiltà ce la giochiamo con Balotelli…


3-2-1, si parte, “millemila” spettatori aldilà delle transenne applaudono ed incitano l’urlante spedizione dolomitica, 119km, 5870 D+, una notte e mezza giornata di corsa per i TOP runner, una 20ina di ore per gli umanoidi, fino a 30 ore (tempo Max) per gli indomabili sognatori che rimarranno appesi con le unghie per due notti all’aspirazione di fregiarsi dell’ennesimo antivento TNF riservato ai finisher di sua altezza la “LAVAREDO ULTRA TRAIL”.
Pelle d’oca da vendere, sudiamo adrenalina, il serpentone delle frontali si allunga sul Corso aizzato dalla folla, lasciamo il centro e puntiamo verso  i ”Ciadini”, ci controlliamo a vista, Franky in dubbio dalla vigilia ha un ginocchio malconcio, Fulmine tenta il suicidio inciampando sul marciapiede  ipnotizzato dalle frontali dei primi che saltellano 500m davanti a noi, sembra fare caldo ma appena lasciamo il centro in direzione delle cime, l’aria si fa fresca e sottile, il respiro rapido, cala il silenzio e rimane il ticchettio dei bastoncini sul sentiero che ci accompagnerà per i prossimi 5 km di salita fino ai 1720m di passo Posporcora…
Con Fulmine conveniamo sull’idea che l’ultratrail sulle donzelle provoca un effetto “pushup”  megarassodante sui fondoschiena, “Ma pensa te, una volta si andava in discoteca a quest’ora in cerca di queste curve ed oggi le puoi trovare qua, a 1800m di altezza, ti ci potresti piantare dietro, ipnotizzato dall’andaura ondulatoria per kilometri, arrivare ai ristori, bere l’inverosimile senza nessuno che ti chieda di forarti la drink card… che spettacolo, come cambiano i tempi…”
Discesa lunga e serpeggiante nel bosco, (brutti ricordi) occhi apertissimi, massima attenzione, in discesa ci sorpassa una bionda da urlo, per i motivi di cui sopra pensiamo sia la cubista del primo ristoro in evidente ritardo, fate largoooooooo!!!
200m dopo la fine della discesa in cui 3 o 4 pazzi scendono a rotta di collo inseguendo chissà chi o chissà cosa, scorgiamo la luce di una frontale dietro ad una panchina sulla destra e credetemi, trovare uno che all’una e mezza di notte si mette a fare piegamenti sulle braccia pompando come un ossesso, mi fa pensare che anche qui, tra gli amatori, probabilmente iniziano a girare strane sostanze… c’è molto da ridere, ma ancor più da piangere…
Al 15esimo km mi affianca “il tipo”, il solito lettore “tipo” che esordisce con un “Eih ma tu sei Alvin?” “Sai mi sono iscritto perché ho letto il tuo racconto dell’anno scorso” lo tranquillizzo sul fatto  che conosco un sacco di persone che hanno fatto lo stesso errore e che da lì alla fine con ogni probabilità, rientrerò prepotente nei suoi pensieri accomunandomi ai peggiori aggettivi, una pacca sulle spalle, un in bocca al lupo e via… come si chiamava? Boh, non me lo dicono mai… è un Blog di lettori seri e riservati questo, dove credete di essere capitati?
Al Ristoro di Ospitale, i volontari sono molto ospitali, d’altra parte, non poteva essere diversamente immagino, arrivo con Fulmine, col quale negli ultimi 10 minuti abbiamo provato diverse volte ad urlare il nome di Franky  senza ottenere mai una risposta, Davide arriva veloce e Taglia? Già ma dove minchia è Taglia? Mangiamo, beviamo, aspettiamo altri 5 minuti, Taglia, assente. Ripartiamo, mi saluta Giulio, altro lettore e nella salita verso Forcella Sonforca sento dal buio gridare l’ennesimo “Alviiiin” rispondo senza voltarmi con un “Eeeeiiiiihh” poi il buio aggiunge un “E Fulmine? dov’è Fulmine?” alchè riconosco il Taglia, lo accusiamo di aver tentato di seminarci passando sfuggente al ristoro mentre  lui invano millanta falsissime scuse del tipo “ero controsole non vi ho visto”, oppure  “io mi son fermato al ristoro vegano del prato di fronte”e ancora  “quando sono passato io era pieno di gnocca e basta”.
Di BigFranky ,Taglia conferma: nessuna notizia, il ginocchio gli ha detto basta, gli irriducibili Cobras attaccano compatti i 2215m di “Forcella Sonforca” durante i quali, inebriato dai contenuti sovraeccitanti di una REDBULL, abbandonerò più o meno bastardamente il trenino dell’amore Cobras per testare un po’ la gamba tra salita e discesa della successiva asperità.(leggasi BA-STAR-DO)
30° Km, dopo averla passata al primo ristoro, la cubista bionda mi risorpassa tra i prati in discesa sopra Federavecchia, tira di brutto, mancano oltre 80km, c’è tempo per ribeccarla, arrivo al ristoro con 45 minuti di vantaggio rispetto allo scorso anno, mangio, bevo e aspetto i compagni, 8-9-10 minuti, rischio di prender freddo e così decido di ripartire, tanto con la mega pausa prevista all’ Auronzo, ci ribecchiamo di sicuro penso.
I primi km di salita nel bosco dopo l’Hotel Cristallo sono di una tristezza infinita ma li conoscevo già, Claudio aveva usato l’epiteto “Merda” per descrivermeli brevemente un anno fa, spengo il cervello e li lascio correre sotto i miei piedi ma fortunatamente, il sentiero, a 4-5km da Misurina diventa un morbido saliscendi in single track, il mondo si colora, albeggia, si spengono le frontali e giungiamo al lago “omonimo”.


Mi fermo ai piedi della funivia “Col de Varda”per fare un paio di foto, davanti a me si ferma e armeggia nello zaino una figura”famigliare” un altro caso di  omonimia, il MIO omonimo, mi avvicino, indicandogli il mio pettorale e chiedendogli sul perché abbia il mio cognome scritto sul suo pettorale, in effetti abbiamo lo stesso cognome mentre il suo nome  è anche quello di uno che vola sui sentieri e sui laghi…”Germano” si chiama, “beccarlo” a Misurina alle 5:40 del mattino tra altre 1200 persone mi fa un pò sorridere dopo averlo scorto in classifica in almeno altre 20 gare tra trail e Maratone corse “assieme” senza mai sfiorarci di striscio.
Prendo di corsa il lungolago, al termine del quale un auto parcheggiata a porte spalancate impreziosisce l’aria con la colonna sonora di “Momenti di Gloria” fantastica atmosfera, ottima carica prima di intraprendere la prima, vera asperità a colori di questa LUT, la salita alle Tre Cime di Lavaredo, fino alla base vita di Rifugio Auronzo.
La salita è come la ricordavo, ne più, ne meno, cazzuta al punto giusto, prendo il mio passo, noncurante di quei soliti 4-5 sorpassi che subisco, approdo all’Auronzo 65minuti prima dello scorso anno…


 Ritiro la sacca e mi cambio da cima a fondo, scarpe comprese (un cambio al contrario,Salomon S-Lab XT6 con  Salomon S-Lab Sense Ultra 4, grandissime scarpe) il Rifugio Auronzo ha un grande difetto, ha il ristoro interno e là dentro a sorseggiar brodino caldo si sta da Dio… c’è gente che mangia o che è stata colta da qualche strano colpo di sonno che li ha bloccati in posizioni irripetibili sui tavoli, distesa sotto un tavolo dormiente c’è anche la cubista, ha il fisico perfetto da bambola gonfiabile, ha i lineamenti del Nord ma secondo me non è Russa perché non russa e nemmeno Ceka… da come l’ho vista scendere in discesa, sul pettorale sotto un nome illeggibile ha scritto POL…. Io penso pol pol…. Pol  anche esser POL-INESIANA???

Esco dall’Ultragrill e mentre rabbocco le borracce arriva Fulmine, seguito da Davide, mi dice che ha avuto problemi di stomaco, gli dico di non ringraziarmi troppo per tutta la compagnia che gli ho riservato finora :D e che di sicuro ci ribeccheremo più avanti… tanto mancano solo 70km… (I ringraziamenti di Fulmine non sono trascrivibili).


Parto, ai piedi delle Tre Cime, tanta tantissimissima roba, tento più volte di metter via il telefono ma ogni 50 m lo ricaccio fuori per far foto ricordo, ora ricordo solo quelle (pirla), Forcella Lavaredo arriva in un lampo:

Vista 360° da Forcella Lavaredo

La discesa verso il Rifugio Locatelli la corro praticamente in retrorunning per ammirare la famosa parete Nord delle Drei Zinnen (quella la ricordo benissimo).


Val Rienza, giù a cannone fino al lago di Landro, piacevole modifica sul  percorso, meno ciclabile e più sentiero, mi illudo di correrla tutta quest’anno, questa fottuta ciclabile, ma niente, devo avere un istinto di conservazione troppo elevato perché non c’è verso di andare, massimo 6-700m e cammino, sarà così fino a Cimabanche, un pò corsa e un pò camminata, camminando con un Mercuryus amico di AlbertoZan, al quale darò il mio nastro telato per evitare le vesciche.

 Cimabanche, 66°km #UnOraeTrentunodivantaggio sulla scorsa edizione, ristoro, ennesima RedBull, cioccolata, fette biscottate con la marmellata e via, direzione: Forcella Lerosa, tutto sotto controllo, è salita che non molla mai, la ricordo bene ma, ma, ma, noooooooooooo mi son scordato di fare il video come Rory Bosio lo scorso anno scendendo dalle Tre Cime gridando “HI MOM”… scusate, mi è venuto a mente adesso, mannaggia, cazzo, va bene, dicevamo, Forcella Lerosa, 2020m:


 Scenderò fortissimo come l’anno scorso me lo sento, me lo sento, me lo sento, 10 passi e oddio, oddio ma come fa la scarpa destra a farmi contatto col fegato? Ad ogni appoggio è una stilettata dolorosa, corro sghembo e malissimo, rallenterò camminando almeno 6-7 volte, devo aver abusato coi sali, (pirla) plano singhiozzando al ristoro di Malga Ra Stua del 75°km scombussolatissimo, voglio la minestra, voglio il brodino caldo dei miracoli. Panchina, amarezza da vendere, trovo Danilo (Miticojane)  col quale scambio qualche parola, da qui in avanti abolisco la Red Bull, cerco qualcuno per attaccarmi dietro e ripartire, ritrovo il Mercuryus di prima e un tipo simpatico di Padova barbuto, la discesa nel bosco dev’esser stata progettata da un architetto ubriaco ma mi shakera quel tanto che basta da rimettermi apparentemente in sesto, settimo, ottavo… scusate.

Quota 1350m,  mi ripiglia anche colui che ho ribattezzato “Mio cugino Germano”, corriamo aqquattrati (in fila di quattro) con altri due, facciamo paura, Val Travenanzes, stiamo arrivando!!!!
Primi km attraversando il Boite su ponti tra orridi profondissimi, Germano si ferma a far foto, io avanzo, la strada sale, mi passa poco, pochissimo, inizio a zigzagare a destra e a sinistra, alle mie spalle sento che qualcuno fa la mia stessa manovra ma in maniera opposta, mi volto e,e, e, carissima, mi si para davanti agli occhi una graziosa fanciulla castana, mi scuso per il mio incedere stile “Alberto Tomba in rewind” tentando di dare un idea di persona tutto sommato stanca ma normale ma lei mi fa: “Tu sei Alvin quello che scrive nel Blog?” (#ArcaMadonna me ga sgamà subito anca questa) “Ho letto il tuo nome sul pettorale a Ra Stua, ho letto il tuo racconto sulla LUT dello scorso anno, penso “spero solo quello” rido, ride, ed io penso: “probabilmente non solo quello”.
Fortuna vuole che la gentil signorina (Linda) è anche simpatica e alla mano, così ce la raccontiamo per svariati km dove noto che conosce tutti i passanti che incrociamo, poi mi dice che è di Cortina e allora capisco sia il passo che la sua notorietà e così, vista la provenienza, la interrogo sulla quota di Col dei Bos…. Scena muta, male, la redarguisco, così lei mi piazza un allungo al passo che mi da 10m in 50 passi, ma la riprendo per dirle che anch’io alla sua età andavo forte come lei in salita, mi guarda strano, mi chiede quanti anni ho, rispondo “36 scarsi” e si mette a ridere, gliene do bleffando 26 pur pensandone 32 ma lei mi dice che ne ha 38, un marito, due bambini e un solo lungo da 35km come preparazione specifica per la LUT, no, non può portare così bene quei 38 anni, ho un capogiro, mio Dio muoro, #SonoUnaMerdaccia.

La Val Travenanzes e il Padovano Barbuto.

A qualche km di distanza rientro nel gruppo del padovano Barbuto, parliamo del più e del meno e di quanto non veda l’ora di buttarmi a bomba nei guadi, un km e il guado arriva, lui passa sui sassi per non bagnarsi, io attraverso e mi fermo godendo con l’acqua fino al ginocchio… “GODO DURO”…. Esco dall’acqua, raggiungo il barbuto e gli dico,” Ma dai su, quante volte da piccolo hai sognato di farlo e tua madre non te lo concedeva un salto a piè pari in una pozzanghera con scarpe e calzini? Ma dai, su, cazzo!!!!” Guado successivo, altro pediluvio, (barbuto idem e apprezzante) nel mentre, alle spalle, mi arriva un personaggio, sono straconvinto di averlo sentito parlare con accento romano 5 km prima, così in perfetto accento veneto gli dico “Oh, xe come na ciavada ” vedo che mi guarda strano, penso, ok, magari non tutti i romani conoscono la declinazione del verbo “Ciavare”, ho esagerato, ma dalla sua bocca esce un inglese londinese da paura  “I'm sorry, but I don’t understand what you say”,il mio sguardo ebete e fisso verso la sua bocca, dura secondi infiniti, poi leggo il suo pettorale, vedo che si chiama come uno scaffale ikea e sotto il nome sta scritto SWE, così, col mio Inglese da seconda Asilo, me ne esco con un “For the feet, this fresh water is like a sex machine” l’uomo del Nord sghignazza, la lezione d’inglese termina qui, il sentiero sale deciso, io santifico tutti i guadi ma a 3 km da Col dei Bos mi si spegne la luce, c’è un caldo fotonico, cerco un po’ d’ombra, mi fermo, mi sfilo lo zaino e spinto da un non so cosa, mi metto a cambiare la disposizione di tutto, giacca, cibo, telefono, mi ripassa Linda, gli biascico qualcosa, la saluto, sale elegantemente, sembra teleguidata, riparto, la bomba sembra passata, ad un km dal colle mi attacco dietro ad un tipo di Reggio Emilia, un simpaticone che tra due settimane si sparerà il CroMagnon e a settembre sarà al “Tor des Geants” invidia a grappoli.

Ci salutiamo sulla discesa verso Col Gallina, non lo rivedrò mai più,
 arrivo al ristoro rinato e carichissimo,
 #100minutiPrimaDell’annoScorso #MaChiCazzoSono?
 
 Ritrovo il Mercuryus di Cimabanche e AlbertoZan che sta passando
 un brutto momento, brodino, cioccolato, fettazza di limone,
 borracce e via, attacco deciso  la salita dell’Averau, quest’anno
 niente zigzagamenti sulla pista da sci, si va su, sparati  dritti,
 via il dente e via il dolore, stappo una borraccia in onore dei 100km
 appena passati, discesa verso passo Giau e bastarda risalita verso 
lo stesso, nubi minacciose oscurano le cime sopra la forcella, 
e qualche tuono riecheggia nell'immensità del cielo.

A 50m dal ristoro inizia a piovere, ho solo il tempo di infilare il kway,
 riempire la stiva attentamente in modalità “pene di Segugio” 
e ripartire verso il cielo nero prima che il vento rinforzi e il tutto 
si incazzi in maniera monsonica.
Sul traverso ai piedi di forcella Giau inizia a piovere in modalità #castigoDivino ,
fa un freddo cane e come se non bastasse cade qualche fulmine 
  da qualche parte 3-400m sopra di noi, saremo circa in 20,
 c’è pure Germano e una trentina di bastoncini metallici per rendere
 più elettrizzante l’atmosfera… per ammazzare il tempo e non
 pensare a ciò che potrebbe accadere se qualcuno si slogasse una
 caviglia, qui, adesso, mi metto a fare il calcolo delle probabilità di
 ricevere una saetta in testa…. basso, molto basso, è più facile 
slogarsi una caviglia, poi penso “ho le scarpe di gomma, tengo i
 bastoncini sollevati da terra” sono quasi isolato… se non fosse che
 sgrondo acqua come un pluviale…
 
A 100m dalla forcella, guardo il traverso proveniente dal Giau,
 penso abbiano interrotto la gara, non si vede nessuno per centinai 
di metri, la tendina dei volontari fissata in forcella è legata a dei 
massi grandi come comodini, il vento ci travolge dalle spalle, ci sono
 raffiche che ti fanno letteralmente correre in salita… e parlo della
 salita di forcella Giau  che non è certo un cavalcavia…
 
Scolliniamo, discesa gelida, le mani anche se con i guanti, non le 
sento più, la parte destra del corpo è pressochè insensibile, devo correre
 in maniera impegnata per scaldarmi, nelle borracce ho solo cose
 gelide, non berrò più nulla fino alla fine, il sentiero è sfangatissimo
 ma mi piace, a forcella Ambrizzola, guardando verso il Giau si 
capisce che il disastro d’acqua, adesso, si sta abbattendo su
 Col Gallina, penso ai compagni Cobras, non ho idea di dove siano, 
smette di piovere, Rifugio Croda da Lago è ai nostri piedi, corro, 
corro, corro, riacquisto sensibilità un po’ alla volta, a 2000m senza
 pioggia e vento, sembra un'altra stagione rispetto a un’ora prima, 
lago a sinistra, ristoro sulla destra, non ho tempo, uno sguardo al
 Gps, 11 km all’arrivo, 750m d- e appena un ora per stare sotto
 le 21 ore, nel mezzo, la famosa discesa del “Boscodemmerda” 
sopra Mortisa, un toboga di radici e fango temutissimo ma 
divertentissimo, appena arrivo sulla strada sterrata mi raggiunge
 Andrea, ci siamo sorpassati varie volte da Cimabanche a qua, gli
 chiedo,” ci stiamo sotto le 21 ore?” 5km alla fine e 26 minuti per 
correrli, quasi tutta discesa, fatta eccezione per circa 500m di 
morbida salitella incorribile più per la nostra testa che per le nostre
 gambe…
 
Corriamo, corriamo più forte che possiamo, quando finisce sto bosco?, 
quando finisce sto bosco? incrociamo una coppietta, ci incitano,
 ci dicono che mancano solo 2 km.... abbiamo 13 minuti per correrli… 50m e
 cammino, quasi crollo di testa, mi dico “Caspita 13 minuti?
 Da sano anche in retrorunning potrei farli” ho praticamente un
 piede in corso italia ma voglio stare sotto le 21 ore, riprendo a 
correre, c’è una lieve salita su di un prato, non ce la faccio a correrla,
 la mia testa si rifiuta,bacchetto furioso, ci calcolo due minuti per
 percorrerla, se faccio i due km mancanti anche a 5 è fatta, intravedo
 l’asfalto, saluto le ristoratrici abusive di Mortisa con tanto di doccia
 a bordo strada e mi lancio in discesa, curvone a destra, ponte sul
 fiume boite, uranio impoverito nel sangue, un clacson impazzito
 mi saluta, sono Aldo (compagno Cobras)  e Sabrina in macchina 
che passavano di lì forse per caso, mi gridano,” Vai vai che in piazza
 c’è Ale” (altro Cobras) lieve salita per imboccarmi su Corso Italia, 
uno sguardo al cielo di ringraziamento, tanta gente fuori dai bar, 
applausi, cinque ai bambini, qualcuno che non conosco grida il mio
 nome, droga pura, Ale è  al di là delle transenne, gli grido è fatta 
cazzo, è fatta, “SOTTO LE 21 ORE”, poi, 50m davanti a me appare la
 mia vittima sacrificale, sembra correre da fermo sopra un tapis 
roullant, (Fulmine cit.) gli sono addosso in 60m, lo passo col pugno
 alzato a 10m dall’arrivo che quasi lo faccio cadere per lo 
spostamento d’aria stile “TOP GUN passaggio radente non 
autorizzato sulla torre di controllo” , 20h54’38”, “a matematica
 faccio i conti da cani” ma il conto con la LUT è chiuso.
 55minuti si possono togliere ancora facilmente ma come potrei 
accorciare il tempo dedicato a rifocillarmi ai ristori e a fare foto in 
questo parco giochi a 2000 metri tra le dolomiti?
 263° assoluto,quando l’anno scorso impiegando 1h41 in più fui 
265° tanta qualità quest’anno alla LUT, lo dicono i numeri, tanto
 mondo, il 63% dei partecipanti di 58 nazioni diverse… 
Pubblico e volontari ogni anno più SUPER, percorso sempre 
fantastico e organizzazione a livello logistico praticamente 
impeccabile…
 Idea mia: con la storia dei sorteggi 7 mesi prima, questa gara sta
 perdendo molto della sua magia, sembra stia diventando prima di
 tutto una fantastica macchina da soldi… indizio ne è lo striminzito
 pacco gara, quanto di più magro visto sul mercato paragonato ad 
altre gare con rapporto € di iscr.\km simile (senza contare l’iscrizione
 versata da 7 mesi)  premio finisher?  il SOLITO antivento TNF che
 ormai anche a regalarlo in giro, qualcuno inizia a risponderti “No, è
 il premio finisher della LUT\Cortina Trail ce l’ho già grazie” Con Buff
 tra gli Sponsor, costava tanto un Buff loggato LUT nel pacco gara 
piuttosto che farlo pagare 20€ al ritiro pettorali? 
Misteri dell’economia.
 
Comunque sia, la LUT è sempre la LUT e se non l’avete mai corsa, 
almeno 1\2\3 volte nella vita. Bisogna correrla!!!
 
 

 SUPERSCARPE SALOMON S-LAB Sense 4 Ultra

7 commenti:

El_Gae ha detto...

Hey, ma tu non sei Alvin, quello del blog? Io faccio trail perché ti leggo. Maledettoh! :D
Bravissimo, ragazzo, spettacolare racconto di una grande giornata di sport. Adesso davvero inizio a pensare che mi piacerebbe farla.

El_Gae ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Achille Pigatto ha detto...

Unico, grandissimo alvin vero Cobras

Mauro Battello ha detto...

Bella storia ragazzo... tanta curiosità
BRAVISSIMO

Kikko ha detto...

Alvin come al solito il racconto è bellissimo e bisogna gustarselo bene leggendolo con calma,ma vogliamo parlare una volta della prestazione??
100 minuti in meno del 2014!!
Grande tempo caro mio...questa è la tua dimensione uomo...magari un giorno allungherò anch'io... da qualche parte...su qualche vetta ...magari ci troveremo.
Ciao mitico:-)

Anonimo ha detto...

Ciao Alvin,
Primi 15km alla LUT2015, sto abbastanza bene.

In un tratto pianeggiante affianco un concorrente,
aveva il pettorale sul fianco, leggo "ALVIN ... ITA" (non mi soffermo sul cognome - non ce n'è bisogno)
e mi domando:
"ma quanti ALVIN ci saranno in Italia,
iscritti alla LUT2015 (sei l'unico!!!),
che hanno partecipato alla LUT2014
e ne hanno scritto un bellissimo resoconto ???"

Qualche attimo per scrutare il viso di questo probabile narratore e riconoscerti:
ebbene sì, sono io, "... il solito lettore 'tipo' ..."!!!

E' stato come incontrare di nuovo dopo tanto tempo un compagno di allenamento:
e sì xchè il tuo racconto ed i video della LUT dello scorso anno
mi hanno accompagnato in questi 8-10 mesi di preparazione a questa gara bellissima.

Dopo i ristoro di Ospitale
contavo di starti attaccato ancora x un pò, magari chiacchierando e presentandomi,
ma ho avuto un blocco allo stomaco che mi ha fiaccato nelle salite per Federavecchia e Misurina
(e poi tu sei andato veramente forte, complimenti x il tuo tempo!!!).

Ho comunque fatto tesoro dei tuoi consigli, sono andato un pò al risparmio
per poi riprendermi al rifugio Auronzo e fare una bella corsa fino a Cimabanche.

Poi i l resto è stato gioie e dolori (come dice la Boifava):
scarpe rotte, pioggia in val Travenanzes,
intervento in soccorso ad un concorrente in ipotermia,
tremenda salita dopo passo Giau, tremenda discesa a Cortina,
e, senza maledirti, arrivo in 28h54m assieme ad un mio amico.

Va bene così, è stato duro ma bellissimo ed emozionante.

Ti avevo già rintracciato su fb e aspettavo il tuo resoconto di quest'anno,
fino a quando questa mattina il mio amico (al quale avevo raccontato del ns incontro e del tuo blog)
mi scrive su wa dicendomi "guarda che Alvin parla di te!!!".

Grazie per i tuoi racconti,
per il condiviso effetto "mentos",
per le coinvolgenti emozioni con la musica di Morricone da te descritte e rivissute alla partenza,
per avermi citato in questo tuo racconto di quest'anno.

Chissà se capiterà di incontrarci ancora una volta per caso nel buio della notte di una prossima gara.

Buone corse

Valentina Maj ha detto...

Cavoli quanto stai da Dio!!! superarti così da un anno all'altro è tanta roba!
... così come il piacere di leggere il tuo racconto :)

MEMENTO AUDERE SEMPER... RICORDA DI OSARE SEMPRE

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