Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.(CIT) Eleanoor Roosvelt...

...E i miei sono fottutamente belli (CIT) Paolo Scotti

lunedì 11 settembre 2017

Ultra Trail Du Mount Blanc 2017 "Quelli tra fango e realtà"


Per fare le cose fatte bene, dovrei iniziare a raccontarvi questo viaggio dal lontano 2009... fu un video su Youtube a farmi scoprire l'UTMB, l'unico trail corso al tempo? Il “Transcivetta”, un filino più corto, ma bello da morire e se era bello il Civetta, come poteva essere Il Monte Bianco?


1 settembre 2017 Ore 18:12

Sono seduto più o meno in relax a 50m dal "gonfiabile" dell'ultratrail più famoso e ambito del mondo, fanno a cazzotti i pensieri dal 2009 in avanti, quante corse, quanti volti ho incrociato per arrivare fino a qui? Il cuore accelera come in un 400 corso a tutta in salita, ficco la testa tra le ginocchia mi sudano gli occhi  e mi ripeto "Ci sono cazzo, ci sono cazzo".

Con i compagni Cobras si stempera l’attesa, non si parla di tattica di corsa, si parla di gnocca, di birra e ci si atteggia davanti alla Gopro. “#Gentepienadisé”.


 Il     ,il brutto e il cattivo 

Con un countdown incomprensibile, un fiume variopinto di 2537 ultratrailer di 87 nazioni diverse attraversa la bolgia di Chamonix con un tifo da finale di Champions League, per tutti, l’obiettivo primario  è quello di ritornarci entro 46 ore e mezza da ora, possibilmente, sulle proprie gambe. Bastano 200m per capire che l’ultratrail e l’UTMB in particolare, sono “LO SPORT” di queste valli, correremo questi 170 km e 10000 d+ sommersi dai piacevoli  incitamenti di sconosciuti che incroceremo sui sentieri, gente che ti urla dalle finestre o ti si affianca, strombazzando in auto, lungo una statale svizzera al solito grido “Bravò bravò, Bon Courage”.

Chiapp ma siamo carichiiiii???

Parto con Ale (il Loc) e Andrea (il Chiapp, Kkk), l’idea è di provare a stare insieme ma senza costringimenti, così al terzo km, ognuno prende un cespuglio diverso per fare plin plin, kkk nel suo trova un fiammante paio di occhiali da sole che proverà a svendere a chiunque nei successivi 168km senza tuttavia riuscirci.

Prima salita di questo UTMB verso  i 1744m della  “Delevret” bisogna prenderci la mano con bastoncini, zaino e tutto l’ambaradan, evitare di inciampare su se stessi, sugli altri e sui bastoncini degli altri, così, quando a sorpresa in salita incrociamo Emily Forsberg nei panni di spettatrice, non ho la prontezza e il buonsenso etero di fermarmi, estrarre la Gopro ed immortalare il momento che “Quando cavolo mi ricapiterà mai?” Il Chiap e il Loc mi tacceranno di “recchionaggine acuta”, non riesco a giustificarmi…

 100m più avanti tra gli ennemila “Bravò, Bravò” “Bon Courage” una signora ci grida ciò che alle nostre francesissime orecchie appare come un “Vous allez a pisciè in te la ghiaje” un  invito ad andare a fare pipi sulla ghiaia probabilmente, la liquidiamo con un "pff, spocchiosa senza bidet!"

“Le Delevret” “cima”, visibilità polinesiana, ops, volevo dire “polesiniana”, nebbione denso e ovattoso, discesa su prato fangoso al 35%, il fascio della frontale si infrange su di un muro bianco a 50cm dai nostri piedi, Loc se ne esce con un “Non si vede una sega, non si sta in piedi e 1400 persone hanno svangato il sentiero passando prima di noi, cosa può andare storto?” io: “Beh Ale, potrebbe sempre piovere..” Porca put&/$°§#ç.

Le Delevret e il bellissimo tramonto...

“St. Gervais” ci appare luminosa in fondo alla valle, c’è dell'asfalto sotto i nostri piedi e dopo l'ultima discesa rock, non ce ne dispiace poi neanche. Arriviamo al ristoro in paese, pare “la festa delle feste”, megaristoro e CENTINAIA di ultras al di là delle transenne che ci osannano. Pelle d’oca. La Fra, riparte prima di noi, la caccia alla “First Lady” cobras è aperta.

Saint Gervais

Verso “Les Contamines” Kkk lamenta qualche problema al ginocchio, lo minacciamo di morte per tranquillizzarlo un attimo (perché tra Cobras non obblighiamo nessuno, ma consigliamo candidamente), ristoro, raggiungiamo la Fra che in bombissima ci fa ciao ciao con la manina e riparte 7 minuti prima di noi. Con Ale interrompiamo la conta sul 18 a 5 delle volte in cui qualcuno del pubblico ha urlato il nostro nome leggendolo sul pettorale (pare che Ale confondesse il francese Allez-Allez con il suo Ale Ale… illuso!!! )

Dai Ale per Dio...

Ripartiamo, alterniamo corsa e passeggiata tanto per non ucciderci subito, piove (chi l’aveva chiamata?), chiamiamo in causa Dio per la prima volta, ci fermiamo su una panchina, c’è chi indossa costosissime membrane in goretex, noi, infiliamo un fiammante gilet intagliato da un sacco della spazzatura poche ore prima, windstopper e waterproof all’ennesima potenza, due decimi di spessore per mantenere al proprio interno un microclima perfetto per  l'incubazionedi aromi di potenza anticrittogamica.

Kkk visto il ginocchio, decide saggiamente di lasciarci andare, gli diciamo che è scarso, lo cancelliamo dagli amici di FB e gli ricordiamo che è anche indietro a noi  su tutti i segmenti “Under auar” sulle piccole dolomiti (26°comandamento Cobras: “Ricordati di motivare gli amici, sempre”) gli consegniamo il nostro sermone da leggere in chiesa il giorno del funerale nel caso non tornassimo a Cham e lo salutiamo con un amichevole pacca sulle spalle, c’è una Fra da andare a prendere.

37°km, salita verso il “Col di Bonhomme”, meniamo come se l’arrivo fosse fra 10km, un fiume di frontali ci precede e un altro fiume ci segue, lucciole, in un fiume di luce bianca, ripelle d’oca, faccio presente ad Ale che a questo passo la Fra la becchiamo di sicuro, ma poi scoppieremo, Ale risponde: “Sicuro” mentre inizia a nevicare tra la nebbia. Ci manca il Graupelm, la grandine, e le lingue di fuoco dello spirito santo e facciamo l’en plein già prima di Courmayeur.

Ale propone di fermarci a fare una foto sulla croce a “Croix du Bonhomme”… ad averla vista, fortuna che siamo venuti via se no staremo ancora là a cercarla, invisibile nella nebbia, e visto che siamo saliti aggredendo, scegliamo di scendere alla stessa maniera prendendo traiettorie in discesa che vediamo solo noi, tra staccate da paura e sorpassi che manco Valentino Rossi ai tempi d’oro, il motto è sempre lo stesso “Se continuiamo così prima o poi scoppiamo Ale!” Ale risponde  con coerenza robotica ”Sicuro” e parte, gas a martello. (Voglio Ucciderlo)

Pochi km e siamo al ristoro del 49 esimo km di “Les Chapieux”, 8 ore e mezzo a spasso per i sentieri, mi controllano il cell e il corretto inserimento del numero dell’organizzazione. Raggiungiamo la Fra, Ale prova a farle perdere tempo a chiacchiere, mentre assaggio una specie di brodo che  non è brodo, è na roba mista a panna ed erbette, a me piace, La Fra ci lascia con il suo solito “Vado avanti tanto poi mi riprendete”, ad Ale sfugge tra i denti un “A Chamonix  la Fra può solo arrivarci dietro, o ci immoleremo nell’intento di farlo”. (Si adesso sono preoccupato).

Dopo 17 minuti passati a ingurgitare Sneackers (Gratis in formato bombom), Ale mi fa un’insulina e mi invita a ripartire al limite del diabete, “Dai torniamo in italia” mi intima, i prossimi 1000d+ infatti, ci porteranno davvero a scollinare in Italia attraverso il bellissimo passaggio del “Col de la Seigne”.

Un ora e mezza di sbacchettamento furioso “Dobbiamo prendere la Fra, dobbiamo prendere la Fra” buio,vento e neve, alle 6 spaccate, puntuali come i pensionati più nullafacenti, mani dietro la schiena, ammiriamo un’alba eccezionale verso la Val Veny, il Bianco svetta alla nostra sinistra mentre il cielo schiarisce e illumina il candore della neve caduta nottetempo su tutta l’alta valle, pelle d’oca a profusione!


Ci risvegliamo dal torpore oculistico e ci lanciamo verso “Lac Combal” io:“Ale per Dio, se non becchiamo la Fra qui al ristoro, o si droga, o l’abbiam passata senza accorgersene” Ale: ”Dici? Secondo me sta benone, e cmq, mi fermo a fare pipì per la sesta volta”. “Lac Combal”, fondovalle bellissimo e cessi chimici impraticabili, della Fra, nessuna traccia, Ale: “Ah per me la Fra non si è nemmeno fermata qui, ma se teniamo sto passo la prendiamo prima dell’Arete”. Voglio Ucciderlo 2, ora, qui.



Provo ad omaggiarlo di una pillola di scienza spiegandogli che la montagna di sedimenti alla nostra sinistra si chiama Morena ed è stata trasportata a valle in milioni di anni da quel ghiacciaio là, ma lui si volta e con sguardo perplesso mi dice “Non conosco nessuna Morena” e riparte a 5 al km. GLI SPARO CAZZO GLI SPARO CAZZO!!!!

io e la Morena sullo sfondo

E così, siccome Ale c’ha la fissa, prendiamo gasati e ghiacciati anche la salita verso l’Arete du Mont Favre” (Che si trova in Italia ma ha un nome Francese impronunciabile)… Richiamo in causa Dio per il fatto che finalmente ci sarebbe il sole ma il sentiero di salita è ovviamente dalla parte opposta del sole, il tipo davanti a me esclama “Ah ze qua i vicentini” “Ah ma sei Alvin” Ale: “te l’avevo detto che beccavi qualcuno che ti conosceva anche qua…” e così scopro di conoscere uno che ha lo stesso cognome di mia nonna senza peraltro essere parenti, marito di una ragazza profumatissima incrociata all’AIM Ultratrail di febbraio… ah com’è piccolo il mondo a 2417m, magie della corsa.
Ale è gasatissimo e corre, corre, non rallenta nemmeno quando arriva finalmente il sole a riscaldarci, in discesa verso “Col Checrouit” lo minaccio di prenderlo a randellate in testa se non rallenta un attimo, niente, mi dice :”Corri corri c’è il fotografo e mi par pure di aver visto la Fra la in fondo”. Voglio ucciderlo 3.

Panorama da l'Arete du Mont Favre

Discesa bastarda fino a Courmayeur (quelli della TDS se la sono sparati in salita, “roba da coparse”) base vita, Ale ha Sara ad attenderlo, io una Red Bull freschissima e un cambio d’abito che sognavo da un po’. 14 ore e trenta dal via, tempo impensabile alla vigilia (anche perché finora, non abbiamo tirato mai, vero Ale?). La giustizia divina comunque, castiga Ale per le sue andature allegre,  Sara gli ha portato la sacca esatta ma lui l’ha sostituita con quella di “Champex Lac” al momento di etichettarle. Ci rilassiamo un attimo e mentre Ale risponde alle domande di un giornalista presumibilmente di “Courmayeur Today” rivelatosi poi un freelancer de “La Gazzetta dello Sport” io mi siedo in disparte, chiamo a casa per farmi dire come mi chiamo e provo a mettere in fila tre movimenti di fila corretti senza fermarmi a chiedermi “che cazzo sto facendo” poi ho l’illuminazione e penso: “80 km fatti, bene, è come aver appena finito la TDH e dover tornare a Piovene” mi do del pirla, alzo gli occhi, so che Dio mi sta guardando e non dico niente, mentre na figazza appare all’orizzonte ma, ma, è Francesca!

Fraaaaa, la First lady ci spiega che l’abbiamo sorpassata subito,  l’ultima volta che ci siamo visti a les Chapieux (50°km dove mi ero mangiato i 12 snikers) mentre era in bagno e che da là in poi, nonostante avesse tiracchiato, non fosse più riuscita a raggiungerci… “Ma dai?…”.
Pochi minuti e arriva anche il Chiap, postiamo un video in diretta FB sulla pagina Summano Cobras con tanto di urlo finale in maniera da risvegliare chiunque stesse provando ad appisolarsi dentro e fuori il palasport, d’altra parte, siamo Cobras, “esibizionisti, pieni di sé”.



Fu così che, cambiati, rifocillati e rinvigoriti nell’animo, 1h e 10’ dopo il nostro arrivo (nuovo record di permanenza in ristoro) usciamo da una Courmayeur baciata da un sole estivo, ci aspetta la finalmente calda e soleggiata salita verso il Rifugio Bertone dove giungiamo un’ora e venti dopo, giulivi alle 11:30 precise. Emaniamo talmente tanta felicità che l’addetto al ristoro ritiene giusto riportarci sulla terra con un “Bene, adesso andate a prendervi la pioggia in Svizzera” nemmeno il tempo di finire la frase che dalla Val Ferret inizia a spirare un vento gelido, ci chiudiamo in un meteorologico silenzio, facciamo il pieno alle borracce e ripartiamo.

Verso il Bonatti

Puntiamo al Rifugio Bonatti ma dopo solo un km dal Bertone ci riinfiliamo il nostro bellissimo sacco dei rifiuti, tutta un’altra cosa senza i refoli di aria gelida che risalgono l’antipioggia, adesso nevica, cazzo, dico ad Ale che tra un km siamo al Bonatti e che poi ne mancheranno altri 5 per Arnouvaz… Uno Tzunami di entusiasmo pediatrico abbraccia Ale che parte a bomba, fatico a stargli dietro, ricontrollo l’altimetria, distolgo Ale dai suoi 4:00\km dicendogli che “No niente ho sbagliato i conti, ne mancano 7 per il Bonatti e altri 5 per Arnouvaz”, Ale: ”Ti ammazzo la vita”.


Al Bonatti ci arrivo con un sonno letargico, per risvegliarmi dal torpore mangio un  piatto di brodo con i TUC (o erano Tuc con il brodo?) buoni, “Ale scusa me ne porteresti altri 3?” due bicchieri di un caffè schifosissimo e sono come nuovo, prossima tappa, 95esimo km “Arnouvaz”.

Arrivare ad “Arnouvaz” è quasi comodo, ci si lascia alle spalle il Bonatti su un corribile falsopiano in cui sorpassiamo 19 volte la stessa orientale che cammina con le mani dietro la schiena con un sorriso misto tra paresi, sofferenza e soddisfazione… a condire il tutto i soliti escursionisti che ci ricoprono dei soliti “Bravò Bravò” poi, arriva la discesa o meglio, un comodo scivolo fangoso, una gigantesca insalata di riso fatta di sassi, fango e radici che in un attimo ti porta giù ai 1760m del ristoro di Arnouvaz, nel medesimo istante  in cui dal cielo,sta scendendo la pioggia non caduta negli ultimi 2 mesi.

Arnouvaz

Entriamo nel tendone\ristoro, ci accoglie una gentile commissaria di corsa che ci ammonisce con un “Sul Grand Col Ferret c’è una bufera di neve con temperatura percepita di -9°, da qui si esce solo con termica, berretto invernale, pantaloni, giacca e guanti antipioggia” “altrimenti?” “Altrimenti c’è un pullman che vi attende per tornare a Chamonix”. Frastornati da così tante alternative sul proseguio della nostra spensierata  passeggiata attorno al Bianco, puntiamo all’unico angolo libero del tendone, temperatura al centro del ristoro 26°, temperatura angolo Alvin-Ale 10°… si spiega perché fosse anche l’unico angolo libero…

E siccome ci par di esser vestiti poco, per il Dio di acqua, vento e neve che ci attende, ci infiliamo sopra pure il nostro Sacco dei rifiuti salvavita, tre due uno, tutti fuori  e… SBADABUUUUUM benvenuti all’UTMB precisamente nelle prime 5 righe di presentazione in cui si dice:

 Prova in montagna che comporta numerosi passaggi in altitudine (>2500m), in condizioni che potrebbero essere molto difficili (notte, vento, freddo, pioggia o neve) e che necessita di un buon allenamento specifico, materiale adatto ed una reale capacità d'autonomia personale.”  

Ma quando mai avete trovato la descrizione di una gara,così precisa nei minimi particolari già nelle prime 5 righe di Reclam?


No ma non mi andava la neve negli occhi eh...

Attacchiamo l’erta del “Gran Col Ferret” di buona lena, andatura “Ander auar” decisi a oltrepassarlo il prima possibile, estraggo un paio di volte la Gopro, il tempo necessario per perdere la sensibilità delle dita delle mani, fangazzo ovunque e bel vertical per arrivare sul bianco passo, siamo tempestati dal Graupelm ed ora, da un momento all’altro mi aspetto anche le lingue di fuoco dello spirito santo, spirito santo che si materializza sotto forma di un volontario con pistola cronometrica alla mano, uscendo da una struttura di provenienza polare, piazzata sulla sommità del colle dove le raffiche di vento, rendono impossibile la posizione eretta.

Sempre più in Altooo

Registra il nostro passaggio, 22 ore e 3 minuti dopo il via, il vincitore è già a Chamonix da 3 ore ma noi ci stiamo SICURAMENTE divertendo di più!!!

Gran Col Ferret

Ale con i guanti fradici, si dilegua con una discesa a cannone verso “La Fouly”, provo a seguirlo senza mai raggiungerlo, 5 Giapponesi nel punto più stretto della discesa fanno da tappo per quasi 2 km nonostante i miei “ehm Sorry” “Excuse me” “Escusez-moi” “Pardon” “Ouuuu sio sordi???” facendomi perdere 5 minuti buoni e il ritmo che uccide, ma i Japan non erano gentilissimi una volta?Mah!. Fondovalle, 10km di discesa corsi e 70 sorpassi, 110km in archivio.

“La Fouly” ristoro tristissimo, scopro che i guanti antipioggia prestatimi da Tommy, sono anche anti caffè, inondandoli dell’incandescente e imbevibile sostanza non fanno entrare una goccia! Non ho fame, ma bisogna mangiare, quindi mangio solo 7 cookies pucciati nel caffè e una banana, Ale riparte, deve far pipi (26esima volta forse!) mi attardo ma lo riaggancio 2 km più in giù nel tratto tristezza UTMB (11km di asfalto) (giuro 11 km di asfalto) dove riesco pure a rompere uno dei due bastoncini, sull’asfalto.(M-E-R-D-A)

Travolto dalla gioia del pensiero di dover correre  gli ultimi 55km senza bastoncini, prendo di petto la salita verso “Champex Lac” dove per non sbagliarsi, ricomincia a piovere forte, siamo nel sottobosco, Dio non mi vede, e tiro un porcazzo, ci stava, è buio, Ale mi passa a 400m dal ristoro bacchettando allegramente in anonimato con la frontale spenta, al ristoro c’è Sara, mi commuovo al pensiero delle cose asciutte che si infilerà Ale, così mi butto sulla pasta, mi girano i coglioni e dico a Sara ed Ale seduti dall’altra parte della tavola “NO, fanculo basta, io mi ritiro” mi guardano, si guardano e continuano parlando di altro come se gli avessi detto  “Tanti auguri, mancano meno di 100 giorni a Natale e 212 a Pasqua 2018”.

 Muoio di freddo, provo a scaldarmi con due bicchieri di te a temperatura lavica ma niente, dico ad Ale “Vado a dormire 15 minuti”… vado nella “tenda dei morti viventi” e vedo un sacco di gente distesa sui materassini supina ricoperta da testa a piedi con delle lunghe coperte, non un bel vedere, nel dubbio mi tocco le palle e decido di provare a dormire su un fianco… gelo e tremo come un martello pneumatico… probabilmente riesco anche a dormire ma mi risveglio gelato nelle stesse condizioni di prima, fuori diluvia, torno da Ale, gli dico “No Vecchio, io non esco con quel diluvio” mi risponde con un “Bene dai, guarda fuori, non piove più andiamo”  (bestemmio) Voglio ucciderlo 4.

Capendo che il Loc oggi è corruttibile come una guardia giurata di “Fort Knox” provo a temporeggiare con un altro caffè bollente ma un’ora dopo esserci fermati, si riparte, direzione “La Giète” 1886m per la questura, 2065 m per tutti i GPS in corsa.

I 5 km fino a “Plan de l’au” sono una strenua lotta contro il morale a terra, la noia, il freddo ed il sonno, con Ale si parla poco, anzi, io tiro porchi e mando a quel paese tutto l’UTMB, e che cazzo, tempo di merda, freddo e non me la sto godendo proprio per nulla, poi finalmente inizia la salita a “La Giéte”, parto allegro sorpassando un po’ di gente, poi ai 1600m mi si spegne la voglia, decido di aspettare Ale seduto su di un masso, lo vedo arrivare, guardarmi con la coda dell’occhio e passarmi  come nulla fosse, “ma Ale, Ale, cazzo, ma che passo mi hai preso?” penso tra me e me, il ragazzo sbacchetta furioso, pare inseguire qualcuno, io impreco nel fango e mi sparisce all’orizzonte, il vento cala e non piove più, sul fondovalle brillano le luci di qualche paese svizzero, la notte è nera non solo nel cielo, appena usciti da “La Giète”  (una malga adibita a ristoro)  la mia lampada inizia a lampeggiare, mi lancio in discesa deciso a riprendere Ale ma 50m dopo aver sorpassato tre runner con una traiettoria da “l’ultima corsa della mia vita” di colpo tra il fango e i sassi rimango al buio, frontale KO, armeggio nello zaino camminando a caso, becco la seconda frontale e riparto verso Trient dove giungo 10 minuti dopo un’incredulo Ale che non mi aveva per nulla visto seduto sul sasso ed ha tirato come un pazzo provando a raggiungermi…

Ristoro da top runner, un minuto per riempire le borracce, un altro per farmi sostituire la batteria della Petzl e si riparte, penultima salita, 800m d+ in 5 km per scollinare a Catogne e tornare in Francia, “Fanculo anche Heidi e la sua fangosa e asfaltata Svizzera” spegniamo il cervello e andiamo, la salita va via bene, mai in affanno, con qualche pausa di 10 secondi per non suicidarci del tutto e fare conti sul possibile tempo finale, Ale non mangia più, si apre una stellata da paura, la luna è una gigantesca palla bianca appoggiata sul Bianco, vento freddo, fango, fango e ancora fango. 

Fango where is fango?

Ale ad ogni accenno di corsa si ferma e prova a vomitare… camminiamo e al più corricchiamo la discesa fino a Vallorcine, il tibiale sinistro inizia a darmi fastidio, penso che non mi sto più divertendo da “Champex Lac”, anzi, mi sto proprio rompendo le palle su sti sentieri disintegrati e sfangati all’inverosimile.

“Vallorcine” 19 km all’arrivo, Ale non mangia nulla da “Trient”, io ho un sonno bastardo, propongo ad Ale una pausa per riprenderci un attimo (32 minuti di stop, percepiti 20) Ale si da al the, io mi siedo su una panca e provo a dormire poggiando la testa sulle ginocchia, “provo” è la parola giusta perché dopo 30 secondi arriva un medico per chiedermi se sto bene, lo rassicuro e gli spiego la situazione, mi rimetto in posizione, altri 30 secondi e arriva un altro medico, stesso ambaradan e decido di accettare l’invito ad andare a dormire sulle brande nella tenda a fianco. 
Dormire è una parola grossa ma chiudo gli occhi di sicuro, tempestato come sempre dai brividi di freddo, suona la sveglia 12 minuti dopo 4:10 del mattino, torno da Ale, mi invita a lasciarlo indietro ed “andare” perché lui causa stomaco non correrà più. Gli rispondo “Bene, io causa rottura di palle, non correrò più”. Ripartiamo, 4km spaccati camminando rapidi, non ci passa nessuno, sorpassiamo zombie barcollanti, gli chiediamo se è tutto ok, reagiscono come se rivolgendogli la parola, li ridestassimo dal sonno.


Raggiungiamo “Col des Montets” da qui parte la salita a “Le Flegere” salita che percorrerò praticamente dormendo, vedendo capitelli inesistenti qua e là e scambiando dei grossi massi per delle sicure baite dietro agli alberi. A metà salita a quota 1708m Ale mi rassicura con un , “ecco tra un po’ usciamo sulla pista da sci, 200 d+ e siamo alla Flègère…”   mentre il sentiero inizia a scendere in un percorso incorribile cosparso di sassi e radici senza senso, più duro ormai per la nostra testa che per le nostre gambe, dopo un po’, guardo il Gps, dice 1450 m, la "Le Flègère"se mai ci arriveremo, è 400m sopra di noi. Ale è stravolto causa stomaco,  io, sono morto, per fortuna albeggia, incrociamo uno spagnolo che viene in contromano, instaura un lungo discorso in inglese con Ale, dice che stiamo andando nella direzione sbagliata, Ale lo rassicura sul fatto che si sta sbagliando ma lui imperterrito prova a convincerci ad andare con lui nella direzione opposta… io sono il nulla che cammina e Ale è di diritto il mio Tutor, se lui dice che si va da una parte, io lo seguo. Lasciamo al suo destino l’iberico a 10 m da un cartello grande così che indica “La Flègère 1h30m” in direzione opposta a quella dello spagnolo, probabilmente in preda a chissà quali allucinazioni. Finalmente il sentiero sale deciso, poco prima di sbucare sulla pista mi perquisisco alla ricerca di un gel che stranamente non trovo (in realtà ne avevo due e pure comodi da prendere) così ne chiedo uno ad Ale  che ne ha ancora 9 di tutti i tipi e di tutti i gusti, porgendomene uno aggiunge “Guarda, mi gira un po’ la testa, devo per forza mangiare qualcosa e sedermi un attimo tu vai avanti…” mi scopro con le pupille a forma di cuoricino, quel “tu vai avanti” per me significa “Vai a sederti a dormire su un sasso più avanti” e così, faccio un tornante, trovo un bellissimo masso e mi siedo sopra a dormire con la testa sulle ginocchia… dopo un tempo che potrebbe esser stato di un minuto, 20 minuti, o 5 secondi, mi sveglia Ale, meravigliato di trovarmi lì, ripartiamo, pista da sci, ultimi 200m d+ e arriviamo alla fottutissima “Flègère” il tempo di un the caldo, 4 porcazzi un vaffanculo al Monte Bianco che adesso, dopo 15 ore di pioggia ci appare bellissimo, splendente  sopra le nubi e si parte…



  Il tibiale sinistro mi fa male in un modo inconcepibile, non riesco nemmeno più a corricchiare in discesa, poco male, Ale ha le gambe disintegrate e il conato facile… ci passeranno in 6 da qui a Chamonix, i primi 6 da "Les Contamines"  ad un km dalla fine ci appare Tommaso, merda, tocca correre da qui altraguardo, ultimi 400m, schiamazzi di gente, Tommy mi porge la bandiera Cobras, sono solo felice di essere arrivato, sono perfino felice che non ci siano i miei figli a tirarmi il collo gli ultimi 100m, uno scatto adesso, sarebbe la morte, mi vien da  vomitare dal dolore al tibiale e dall’odore che emano dopo 38 ore e 25 minuti sui sentieri.



Tagliamo  il traguardo osannati dai compagni Cobras, un 5 ad Ale e la promessa che basta, vaffanculo l’UTMB, mai più. L’anno prossimo solo gare corte… poi passano due giorni e pensi beh ma col bel tempo dev’essere na figata pazzesca, corribile com’è, però no, e se piovesse di nuovo? Passano 4 giorni e ti informi sul giorno dell’apertura iscrizioni… ma ci sarebbe la TDS o perché no, una PTL in compagnia in una settimana per camminarsela? E le Orobie con Remo? O l’UTLO? Ma non si era detto solo gare corte nel 2018?

Grazie Ale.


Grazie Cobras


martedì 25 luglio 2017

La NOSTRA Trans d'Havet 2017, "La droga al parchetto, due Bronchi, un pasito e il #Foodporn"



C’era una volta l’intervista doppia, solo per oggi verrà consegnato alla storia il primo ed unico racconto scritto a quattro mani, due tastiere, e corso a quattro gambe, due cuori e tre ristori in cui sfondarsi di Anguria speck e coca cola in una gara di Ultratrail sulle Piccole Dolomiti… tutto ciò è stata la NOSTRA “Trans d’Havet 2017” in autonomia fino al Rifugio Scalorbi, in "Armonia" da lì al traguardo di Valdagno.

Vabbè, l'ho lasciato vincere...

C'è un FrancescoRigodanza, che scrive in grassetto, ha grandi ambizioni e va forte nella prima metà e c'è, un Alvin Dotto che in un anonimo “Times New Roman”finge di dover perder tempo per dover andar piano per colpa di una Gopro, dicendo che del tempo finale, a lui, fotte sega (ma dai!?!).

Ore 0:00

Non capisco perché la terza settimana di Luglio, negli ultimi 5 anni mi ritrovo più o meno saggiamente iscritto a questa gara, si ce l'ho, quest'anno ho l'UTMB e la TDH sarà praticamente il mio ultimo lungo (altri 5km e sarebbe stato anche l’ultimo della mia vita, ma ancora non lo sapevo). 23:59:59 una Piovene Rocchette gremita come non mai da il là alla nostra avventura. Francesco Rigodanza? No, non ne ho mai sentito parlare.

Capisco perfettamente perché da inizio luglio la mia mente è proiettata ansiosamente verso questa gara. La TDH è sia la gara di casa, delle mie montagne, sia la mia bestia nera, l’obbiettivo che mi sfugge in continuazione. Se ascolto il cuore sono partito 3 giorni fa, da allora non scende sotto i 160 battiti! Solo per oggi sono dotato di GPS per vedere il tempo, altimetria per sapere dove sono e sismografo per capire quanto sono agitato. Alvin Dotto? Ah si quello che scrive sul blog….

Ore 1:30

9 km, Cima Summano e i primi 1000 D+ sono alle spalle col classico tempo di 1h30m00s in linea perfetta per l’obiettivo finale,  ARRIVARE.

Dopo 1h25 sono già al Colletto. Là davanti sono partiti un po’ a bomba ma dopo 5 km ho salutato tutti, preso il mio ritmo e sparito solitario nella notte. Le gambe vanno. Vedi che allenarsi bene forse serve? Obbiettivo finale 10 ore.

Ore 2:00

Primo Ristoro in 2h10 e cavo fuori dal taschino  tutta la mia esperienza nell’Ultratrail  dispensando consigli  anche a chi non me lo chiede sullo sgasare la coca cola prima di tappare la borraccia . Riempio le borracce e parto per i 700m più odiosi della Tdh, la carrareccia che porta all’attacco del sentiero che sale in Novegno.

Dopo 2h18 di umidità sbuco in busa Novegno. Per la salita ho incontrato una ventina di rospi, spero di averli evitati tutti o domani delle principesse mi faranno un culo tanto. Mi guardo avanti: buio pesto. Mi guardo indietro: buio pesto. Sono decisamente solo. Aiuto!

Ore 3:00

Sfrutto la salita “All’ultima montagna” il Novegno, così la chiamavano gli austroungarici durante la strafexpedition, per fare della sana violenza psicologica sul mio amico Adriano, ogni sorpasso nei suoi confronti sarà scandito da pernacchie e parolacce… la scia delle frontali che risalgono le creste del Brazome sono poesia per gli occhi.3h50m Ristoro di Busa Novegno, tanta gioia per la pancia, pausa meritata rifocillamento ON

Entro nel parco divertimenti “Rione-Alba” dove la discesa a rotta di collo è 10 volte più adrenalinica del Blu Tornado di Gardaland. La vocina saggia dentro la mia testa dice di non esagerare e quindi la affronto in modalità “Brucomela”. L’estasi delle prime ore vacilla di colpo, sento delle belle vesciche nei piedi, il respiro che si fa difficile e soprattutto la frontale che si sta spegnendo anzitempo. Con la paura di spegnermi al buio nel bosco horror di Monte Alba arrivo al 33° km in 3h23. Al ristoro tiro due saluti al santo protettore delle Petzl e con l’aiuto di Tommy smonto la batteria della frontale, tiro fuori le pile di riserva e… non sono quelle giuste. Meriterei di essere lasciato lì con la faccia da pirla e tornare all’asilo a fare corsi di “formine” ma un volontario mi presta la sua per il resto della gara. Santo subito

Ore 4:00

Sarà l’oscurità, il sonno o la scarsezza atletica a farmi percepire la discesa verso il colletto di posina ogni anno peggiore? Mistero, di anno in anno però rimane la certezza di trovare il volontario della Malghetta a metà discesa con la musica anni 90 a chiodo al nostro passaggio. Monte Alba invece, devono averlo piallato un attimo, mi pare meno scazzoso delle scorse edizioni o queste dolcissime caramelle Haribo al limone e Zenzero che mi ha consigliato il mio dentista di fiducia, non contengono solo carie liquide ma anche qualche droga miracolosa “The Alba Witch Project”. Nel 2018 voglio vedere gente vestita da Zombie  sbucare dagli alberi ed inseguire i runners brandendo una mannai al grido “Trans d’havet, Trans d’havet"

Ci sono le gallerie. Una delle poche certezze della vita. Da fare entro un’ora. Aspettavo solo il cancelletto per aprire il gas. E invece non respiro. Rallento. Non basta. La prima, la seconda..la decima. Mi passa Hans. Sta andando il doppio. Non posso neanche tentare di stargli dietro. Arrivo alla 17° e mi rannicchio a tossire perché non ce la faccio più. In un attimo tutti i miei sogni di TDH si sono spenti. Mi è sembrato di essere rimasto in quella posizione per giorni.

Ore 5:00

Colle Xomo, buio, molto buio, sto benone, la costola incrinata nel tuffo a pesce di domenica scorsa fa male solo se corro gobbo in discesa (si, si può fare, credetemi) e se nuoto (anche a a cagnolino) nei giorni dispari ma oggi è sabato 22 e quindi... mangio tutte le sacre pietanze offerteci al ristoro, ci aspettano 900d+ corribili solo per Rigodanza e pochi altri eletti ,unico mio pensiero da qui sarà la minestra di Pian delle Fugazze.(Rigo chi?).

Nel mezzo del momento più nero della mia gara arrivo al Rifugio Papa e vengo accolto da due loschi individui. Ho paura siano trafficanti di organi invece è molto peggio: sono miei amici. Solo io posso avere due amici, Marco e Daniele, che di loro spontanea volontà vengono nel cuore della notte nel punto più buio, freddo e irraggiungibile della gara solo per salutarmi e offrirmi una tazza di the caldo. Non me li merito!

Io e qualche altro accogliamo concatenando eresie la modifica al percorso che da colle xomo porta all’entrata che un architetto pazzo avrebbe voluto rendere “Monumentale” del sentiero delle gallerie, l’unica nota positiva è che piove (governo ladro) e tira vento ma io sono nel bosco riparato a serpeggiare trai i faggi verso bocchetta Campiglia prendendo per il culo il mio amico Adrianooooooooooooooo!!!!

Ore 6:00

Pian delle Fugazze. Mi fermo o non mi fermo? Mamma è sempre motivazionale è mi dice candidamente “Dai che se vuoi ti porto a casa in macchina”. Eh no cacchio, se devo tornare almeno l’onta del pulmino della vergogna! Aspetto, mangio il brodino, passa la Pretto, la incito con un candido “Ciò, mi vo in letto, buona fortuna e vinci!” e mi appisolo sperando che il tempo sistemi i miei bronchi… Magari riparto con il babbo.

Ore 6:50

Guardo l’orologio, 1h25m per fare le gallerie, giustificano il fatto che Mary alla 24esima galleria mi abbia sorpassato saltellando su di una gamba tirandomi una pernacchia accoltellando alle spalle tutto il mio orgoglio maschilista facendo si che mi ammazzassi per risorpassarla, giungere al Rifugio Papa in tempo e con un polmone solo, avvertire i tre cobras presenti che Mary oggi è in bombissima, suda veleno, ed è a caccia di donne da cingolare sotto i suoi passi, saluto i Cobras e fuggo in discesa verso Pian delle Fugazze incalzato dalla tatuata donzella, sorpassando anche quel veterinario cantante scarso di Marco Masiero.

Ore 7:00

Mi sveglio al ritmo di 6sbadigli/km. Ecco la Mary.. che cosa ci fa già qua? Ecco Alvin.. che mi guarda dicendo “che cazzo ci fai ancora qua?” e poi arriva papà. “dai che partiamo insieme!” “Sono caduto e ho male al ginocchio. Mi ritiro!” “Machecazz!” Va beh parto io che almeno un Rigodanza arrivi in fondo e tenga alto il buon nome della famiglia. Siccome pirla non sono mi aggancio con quello che mi rimane alla Mary per farmi portare a Campogrosso tuttavia devo desistere perché è mossa da un motore troppo forte: l’odio femminile.

Ore 7.30

Pian delle Fugazze, Stefano mi mostra una foto di Rigo alle 6, gli chiedo “Ma stava bene? Che cazzo di cera ha?” mah non so, mica l’ho visto dal vivo, mi dice. Io invece, ho appena passato suo padre in discesa malconcio dopo una caduta sulle creste, mi sbaffo due piattoni di minestra, crostata, cocacola, e frutta secca, mi volto a destra ed ho una paresi facciale tipo “Uno che pensava che Rigodanza fosse ormai al Fraccaroli ma porca troia, quello che vedono i miei occhi è un Rigodanza dopo una ravanata di schiaffi abbandonato in un fosso alle 5 di mattina”. Riparto con la Fede, Rigo e Mary ma 50m dopo me ne torno indietro a riprendere i bastoncini lasciati al ristoro, e visto che prendendolo da qua, mi pare un altro ristoro temendo pure una terribile carestia da qui allo Scalorbi, colgo l’occasione per infilarmi un’altra fetta di crostata nel gozzo, e ripartire, imboccando il sentiero di selletta Nordovest dove Mary e Rigo oramai hanno già preso un vantaggio incolmabile, trovo Roby PTL Peron,  intenta a fotografare uno che dorme disteso in un letto di foglie, colpito da un sonno fulminante, le chiedo “Roby, ok ok, ma siamo sicuri non sia morto davvero?” il cadavere sorride, via libera verso Campogrosso.

L'allegria

Ore 9:00

Sono di nuovo solo. Prendo Bocchetta Fondi a velocità “pensionata all’IKEA” e me la godo tutta camminando e girandomi spesso a guardare le vette. Poi una volta sbucato in cima i polmoni mi rimandano in direzione “lampioni in tangenziale”. In questo ultimo tratto verso il Fraccaroli la frase migliore che mi uscirò sarà “Che sport di merda che ho scelto. Da domani vado a drogarmi al parchetto come tutti”. Senza rimorso

Ore 9:30

Prendo il Taxi “Graziano Martini” in direzione “Boale dei Fondi”, passi misurati, chiacchiere, caramelle, GoPro, una Federica Menti da offendere ogni tanto, all’attacco della salita vera, una nuvola vela il cielo, e ci spara aria fresca a 12 gradi in faccia, mai fatto il Boale dei fondi con l’aria condizionata accesa e chiacchierando così allegramente, alle 10, siamo in bocchetta, ho una fame fotonica, mi guardo intorno, Graz mi chiede di andare, gli rispondo “Appena mi ricordo come mi chiamo riparto” una voce di un volontario dalle retrovie esclama “Ti chiami Alvin Dotto, vai vai” Ma porca putt… non esiste più la privacy?

Ore 10:30

Cima Carega raggiunta. Mi fermo lì e mi gusto la birra portata da Carlo. Ho detto “ti amo” varie volte.

Raggiungo il ristoro idrico del Fraccaroli sotto lo sguardo tecnico di una Monica che mi dice “dai bravo Alvin, ti vedo in spinta” non vedo birra al ristoro, non gliela vedo nemmeno in mano, non capisco, deve essere la stanchezza. Riparto 30 minuti e sarò allo scalorbi non prima di aver chiamato i carabinieri per esser stato passato da Luca Miori e Mirko Cocco in discesa ad una velocità sconsiderata, ma chi è sto qua che va piano in discesa con zaino salomon e maglietta di Spirito trail, o cazz  inciampo, rca mado….

Ore 11:00

Avevo detto allo zio che sarai passato allo Scalorbi verso le 7.30. Forse sono un po’ in ritardo ma deve aver visto già abbastanza birre. Arrivo al rifugio proprio mentre uno dietro di me cerca di farsi del male fisico saltando un gradino. è Alvin. Mentre consumiamo il nostro lauto pranzo del sabato si inizia a creare tacitamente l’idea di andare avanti insieme. Intanto ci viene chiesto se abbiamo visto un tacchino e in caso di portarlo indietro. a) non l’ho visto b) non vedo come potrei rincorrerlo c) col cavolo che poi torno indietro!

Orco boia, a momenti mi ammazzo, ristoro rifugio Scalorbi: “Cesco ce li mangiamo due piatti di brodo tre pomodori, due fette di crostata, un litro di Sali, una coca e tre fichi secchi per ammutolire il nostro leggero languorino?” Durante il banchetto ritiro il premio LUMEN per esser stato l’unico concorrente ad arrivare fino a lì con ancora la frontale in testa, un Rigo arrogante aggiunge anche “ Perché non ti togli anche quel cazzo di antivento e getti tra le ortiche quei bastoncini?” bah, questi GGGiovani senza ripetto per gli anziani… Rigo ma lo sai che tu mentre imparavi a camminare io impennavo in cortile col Ciao???

#FoodPorn al Rifugio Scalorbi

Ore 12:00

Si sta troppo bene quassù. Arietta fresca. Temiamo seriamente che la gara venga annullata per eccesso di condizioni ottimali. Ogni atleta della corta è guardato con odio, loro e il loro passo agile, i veri uomini vanno sul Monte Alba e ne portano fieri la corsa strascicata. Chiediamo informazioni sulla nostra TopRunner Cobras per scoprire che è passata di qua più di due ore fa. Paura!

Rigo mi chiede: Anche oggi hai i figli che ti aspettano al traguardo e mi fanculi all’arrivo per arrivare con i tuoi pargoli mano nella mano come nella pubblicità del Mulino Bianco? “No Cesco, oggi, no” Gli si illuminano gli occhi, oggi sarò il suo pupazzo podistico, a cui tirare il collo a piacimento da qui a Valdagno. Temo per la mia stessa vita #VoglioMiaMamma.

Ore 13:00

Causa Birre, Speck e Salame al Cioccolato di Mina mi sono ripreso. Sono tornato a respirare. Incredibile. Dicono che per correre serve. Anche il mio socio Alvin sembra essere rinato un poco anche se la faccia non è così convinta. Ma lo faccio pensare a dei culi e così va avanti!

Salame al cioccolato dolce e un pò salatoooo

Rigo è bravo, ci sa fare con gli asini, agli asini mostri una carota e ti seguono in capo al mondo, a me parla di culi di persone conosciute ed io lo seguirei in capo al mondo. A volte cammino, Rigo esclama “Culo” e io parto di corsa, oramai è matematica applicata all’ultratrail.

Alle 13 e non so quanto, mi ritrovo a correre addirittura in salita, ripenso al fato che stranamente non avrrò i figli all’arrivo, non ci sarà nemmeno mia moglie e allora capisco tutto è una fottuta imboscata, mia moglie e Rigo si sono messi d’accordo per uccidermi in gara ed incassare il premio dell’assicurazione sulla vita… MALEDETTI, ho capito tutto, provo a salvarmi con un “ Cesco, se non trovo anguria al prossimo ristoro di Malga Davanti, me la cammino fino a Valdagno”… pensando, “Ma figurati, anguria, in un ristoro a 1600m impossibile”.

Ore 14:00

Pasito, pasito” siamo inarrestabili e si corre quasi ovunque. Ormai basta che uno dica all’altro la frase “Dai, vai” e si corre. Potrei usare questa tecnica in Maistrack. Siamo composti al 95% di anguria. Alvin mi informa che il suo record qui è 14h45. Potremmo quasi farcela, anche sei il Lek tenta di distrarci per vendicarsi di quei 3 secondi a Cortina

Mai trovata tanta anguria così in alto e così buona in un ristoro di un Ultra, “Minchia, mi tocca correre”, lancio la sfida a Rigo a chi ne mangia di più sperando di indurgli una colica per rallentarlo un attimo, ne mangio 11 pezzi, Rigo 12, ha un buco nero al posto dello stomaco, parlo coi rutti, vado a fare pipì più avanti, nulla sarà più come prima.

Ore 14:37

Per tutta la discesa  Alvin si è lamentato che aveva le gambe finite e più lo diceva più accelerava. Ormai la simbiosi è perfetta e appena mi allontano di 2 metri soffro di solitudine. Cerchiamo di ricordarci tutti gli strappetti bastardi al grido “da qua spiana”. Alla fontana azzurra è gioia e tripudio perché ormai è fatta. Ad un km dalla fine Alvin cerca di farsi del male sull’ultimo metro disponibile di sterrato, va tutto bene, ero già pronto ad inveire con calci il corpo inerme.

Chiedo a Rigo se scendendo abbia sbalisato il percorso, perché dall’ultimo ristoro, non ci ha più sorpassato nessuno, non capisco nemmeno dove mi abbia fatto prendere la seggiovia per arrivare così velocemente alla fontana dei 2,5km all’arrivo, litigo anche con una Bambina di 9 anni con una bandierina in mano che mi dice “Dai 3km e siete a Valdagno” me ne esco con un Pediatrico “Eh no cazzo, non ho fatto 79km per sentirmi dire “dai 3 km e siete a Valdagno, quando ne mancano esattamente 2,5” Rigo mi prende per il coppino e mi dice che siamo a rischio PB, chiedo che mi lobotomizzi li, ora. Lo aggiorno ad ogni 50d- poi arriva l’ultimo discesone in erba, inciampo su di un sasso che sbuca di 3mm dal suolo, nella fase aerea ho il tempo per un Ave Maria e un Padre Nostro (Rigo confermi che fosse un AVE O MARIA?) e sento forte la “mano de Dios” che mi rimette in assetto Verticale.

Ultimi 100 metri 

E si va. Raggiungiamo un atleta della corta. “Lo bruciamo?”. Non aspettavo altro! e via ridendo come un pirla per questi ultimi metri. La mia gara, la mia maledizione, le mie montagne, i sogni infranti sul Pasubio, i compagni di squadra, gli amici venuti a tifare apposta a orari idioti, le lacrime in galleria, la tosse sul Carega, i sospiri verso il Cornetto, le risate con i compagni di viaggio, le birre catalitiche, lo scatto con Alvin.

Cazzo ho finito la mia prima Transdhavet!

Adesso mi ritiro.

Ultimo km

Dico a Rigo che in onore dei vecchi tempi e delle edizioni andate, almeno un 20 m li vorrei camminare nell’ultimo km, l’ho sempre fatto, mi ha sempre portato bene, mi minaccia di morte, lo ringrazio per avermi aspettato e avermi fatto fare un Pb con la metà dei D+ corsi in allenamento rispetto allo scorso anno.
Coni a terra, curva a destra, curva a sinistra, un pover’uomo della corta ci appare a 120m dall’arrivo, sarà l’agnello sacrificale, pagherà lui tutti i sorpassi subiti con andatura frizzante tutti i sorpassi  subiti sulle salitelle delle tre croci. Gli dico “Rigo seo magnemo” lancio i bastoncini ad Ale, 100m  a cannone e un sacco da ridere… Dopo 27km vedo finalmente un bel sorriso sul volto di Cesco, non se l’aspettava di sicuro così l’arrivo di Valdagno, 4 ore e 40 dopo il previsto poi, ma due risate 4 rutti e una bella scampagnata di 27km in compagnia nell’edizione meteorologicamente migliore di sempre  della TDH a me sono davvero volati. Nel 2018 però, rivoglio i bimbi all’arrivo e vedere Rigo ubriaco, mentre mi aspetta da almeno 4 ore al tavolo con i Summano Cobras. 

Grazie per il passaggio Rigo!

 IL RIASSUNTO PERFETTO





mercoledì 14 giugno 2017

DOLOMITI EXTREME TRAIL 2017 il brodo arrogante, e il paesaggio dopante.



Spiegare il “Dolomiti Extreme Trail  103km e 7150d+”? Nulla di più semplice, la risposta è già tutta nella domanda.



Si corre tra le dolomiti della Val di Zoldo  l’ “Anello Zoldano” tocca il gruppo del Mezzodì, i roccioni del Moiazza, il Civetta, il Pelmo, per culminare sul Monte Rite, sede del “Messner Dolomites Museum”, prima di ritornare al punto di partenza saltellando nella simpatica  “Calada di Bosconero”,(400 d- in 1000m da fare senza ascensore e senza parapendio)  perdendosi poi tra i FALSOpiani sotto lo Spitz di San Piero, serpeggiando fra Casèra Fagarè e Pra de Val . Figata, dolomia pura, abitata da gente dal cuore immenso, sempre pronti a rifocillarti e a darti la carica ad ogni posto di controllo e ad ogni ristoro.

La poesia termina qui, rimane da spiegare quell’ Extreme del nome, che non è un aggettivo variopinto per dare quel tocco avventuroso alla corsa, proprio per nulla, perchè se adesso volete correrla, toglietevi dalla testa la prosa e le immagini di mucche al pascolo e farfalline svolazzanti tra i verdi pascoli dolomitici, allenatevi e cospargete di vasellina tutte le  parti corporee soggette a sfregamento in corsa, perché dopo 20 ore a sputar l’anima e a riempirvi gli occhi tra i monti, non sarà la poesia a salvarvi ma solo la vostra voglia di resistere un gradino oltre la vostra soglia massima di resilienza, l’OLTRANZA!!!

Con Alberto e Marcello

19:28
In startline siamo una torre di babele di runners da ogni parte d’Europa, c’è chi questa DXT non l’ha mai corsa e sembra quasi ignorare ciò che gli si prospettarà tra qualche ora, sorriso travolgente, spensieratezza e battutacce come alla gita di quinta superiore. C’è poi chi non l’ha mai corsa ma è chiaramente stato informato sul tracciato e che un minimo di preoccupazione gliela si legge negli occhi come Massimo e Marcello che nel mondo ultratrail  hanno esperienza da vendere e sanno che bisognerà sudarsela fino in fondo e poi ci sono quelli come me, Alberto, Ileana, Roberta e Matteo, che sono qui per rivincita, perché l’anno scorso, travolti dagli eventi gettarono quasi volentieri la spugna ma che dal giorno dopo non hanno fatto altro che pensare che: “No cazzo, le cose vanno portate a termine e vanno finite” ci riconosci facile perché sprizziamo energia ma abbiamo il tasto ECO già premuto fino in fondo.

      Con Miss PTL Roberta Peron

321 si va!
Dopo i primi 3 km di asfalto in discesa che servono a snellire il gruppo, si giunge ad un cartello che sarà il preambolo  di ciò che ci aspetterà  “INSOMNIA” ex discoteca oggi adibito a ristorante tipico… in discoteca stanotte non ci andremo, ma non dormiremo na cippa e balleremo ugualmente tantissimo.
La luce del sole al tramonto che scende alla nostra destra colora d’arancio la dolomia alla nostra sinistra, scarpiniamo in scioltezza  fino allo scollinamento dei 1950m di Forcella Piccola, il primo millino è alle spalle  non prima di ammirare una meravigliosa palla gialla salire dalla foschia in lontananza, la luna è quasi piena, la nostra pancia quasi vuota e corriamo verso l’affollatissimo Rifugio “Sommariva al Pramperer”.

 Due bei piatti di brodo con pastina che dovendolo Tripadvalorizzarlo come qualità, gli darei un 6 e mezzo… poco sale e poco prezzemolo, pastina cotta il giusto, temperatura  622°. E mentre sono li con la lingua ricoperta di amianto per non ustionarmi, entra lei, Stella, una vulcanica Olandese che volente o nolente mi terrà compagnia a brevi tratti fino al 75°km del monte Ritte, segni particolari: Mora, due gigantesche code di cavallo sopra le orecchie e un B Side che una ragazza di metà dei suoi anni, farebbe carte false per avere. Arrivano anche Manel e Alberto, l’olandese Wonderwoman parte, ha il tipico culo che potrebbe tenerti occupato per km i pensieri, l’ideale per queste gare di endurance, le do un minuto di vantaggio e parto.

Arriva la prima gradita sorpresa dell’edizione due, i 3 tratti attrezzati con corde in discesa, sono diventati 1 solo e una morbida stradina bianca è andata a sostituire un paio di schizzofrenici km tra il bosco dell’edizione 1, passo e ripasso Stella, oramai siamo in un gruppetto di 6 che senza volerlo si alterna a rotazione al comando, "via bene direbbe il Dem", a parte nel tratto attrezzato in discesa, dove salto la deviazione sulla sx e scendo culo a terra per il canalone per altri 100m, strano, ste rocce ad occhio sembrano un pò troppo lisce e strapiombanti anche per questo Dolomiti  Extreme. Mi fermo, guardo in su e mi accorgo che in altri due stanno seguendo la mia vena suicida fuori rotta, li avverto che abbiamo sbagliato, così torniamo in su e pregando qualche santo ci rimettiamo sulla giusta via che dopo  trenta km e 2500d+ ci porterà al Passo Duran.

 Lo scorso anno giunsi qui senza più voglia di correre. Altro ristoro, altro brodo,altra votazione: 7- salato quasi il giusto, pastina un po’ scotta, prezzemolo non pervenuto, temperatura: un più bevibile 93°.
Si riparte, 500d+ in 2 km per raggiungere il Bivacco Grisetti, risorpasso Stella, che oramai battezzandomi chiaramente per un maniaco, non appena gli arrivo dietro a 3 metri, si sposta e mi fa passare, scopro però che fa così con tutti i maschi… ce ne rammarichiamo, stiliamo al volo una classifica su chi è riuscito a stargli dietro di più senza doverla a malincuore sorpassare… 

 Incrocio gente seduta sui massi a fissare i neri profili delle cime all’orizzonte, “qualcuno è partito allegrotto penso io” mentre penso che è bello conoscere in anticipo le salite, è come quando si guarda per la 23esima volta il proprio film preferito e si conoscono a menadito tutte le battute, il Grisetti illuminato dalla fioca luce di una lanterna è immerso in un buio cosmico, la luna piena gioca a nascondino dietro la parete Nord dei 2850m  della Moiazza, bella discesa, a tratti tecnica, il collaterale del ginocchio  destro non apprezza per nulla, ma fotte sega è lontanissimo dalle orecchie e non voglio sentirlo.

Km36, ristoro di Malga Grava, anche qui, testo il brodo che manco
 Cracco a master chef potrebbe… “sale non pervenuto, 5+ di
 incoraggiamento  per la temperatura, 62° ,bevibile. 
 Riparto smanicato ma 200m dopo il ristoro una folata di aria gelida
 in discesa nella valle mi investe, da pirla ho lasciato i guanti in auto,
 così dopo aver infilato anche l’antivento a maniche lunghe, mi sfilo i
 manicotti dal braccio e li uso come proseguio delle maniche 
dell’antivento infilandoli fin sotto l’impugnatura dei bastoncini,
 fermi  tutti, fermi tutti, ho già depositato il  brevetto, non fatevi
 strane idee. 
Il sentiero dopo qualche tornante esce dal bosco in fretta, ripasso 
Stella e imbocchiamo il sentiero Tivan, una traccia di roccia che 
corre ai piedi del Civetta sugli ultimi nevai di stagione, le chiedo
 “How  are you?” mi risponde “Fine Thanks and you?” gli rispondo
 “I'm walking and sleeping at the same timema non è vero,
 punto alla guerra psicologica.

  Bellissimo il Tivan e a rendere ancora più emozionante il viaggio ci pensano le luci degli altri atleti in gara davanti e dietro di me che punteggiano tutta la base della parete, mentre il confine tra terra e cielo dietro al monolitico Pelmo si incendia  di un alba fantastica, pelle d’oca da vendere!!!

video

Ammaliati da cotanta bellezza conquistiamo i 2380m di” Busa del Zuiton” prima di scivolare veloci verso il caffè al tritolo del rifugio Coldai… qua, niente brodo, voglio piangere, riparto subito verso i 1830m di malga Pioda, li il brodo c’è, dopo qualche minuto arriva Stella,  mi distrae e non ricordo nemmeno più il brodo. Un toscano si allarga in apprezzamenti spinti, io rido guardando altrove tra una maremma maiala e un'altra, l’olandese parte, ho una fame abominevole che assaggerei  anche la carta che ricopre il tavolo.

video

Si riparte verso le piste da sci di Col dei Baldi, 3 gobbette e altri 600d+ da lasciarci alle spalle prima di planare a Passo Staulanza dove mentre sbevacchio il secondo bicchiere di tè vengo sorpreso dallo spostamento d’aria  col quale irrompono i primi 3 della gara corta, all’interno del tendone del ristoro. AEREI.

Mi raggiunge Manel che prima va saggiamente a cambiarsi e poi passa per il ristoro, io faccio il contrario e ci impiego il doppio,dovevo assaggiare il brodo, buono, 7e 1/2.

Ci aspettano 10km tranquilli verso  Zoppè di Cadore, con una salita morbida tra il bosco fino ai 1900m di Col delle Crepe, prima di uscire tra gli alti mughi ai piedi del Pelmo… fantastico, non mi accorgo di aver perso completamente la cognizione del tempo, così, quando incontro Roby impegnato nella corta, rimango stranito per trovarlo lì e gli faccio: “Roby ma a che ora siete partiti?” e lui “alle 7:00” rimango interdetto, solo nella mia testa sono  le 5 del pomeriggio, sto attraversando un momento di “flow”eccezionale  mi sento bene, corro e sono felice ma penso: “cosa ci fa da 10 ore in giro per farsi  23km”??? Così rallento e gli chiedo: “No scusa Roby, ma che ore sono?” “le 9:30” deglutisco la lingua per lo shock e avanzo.

 Zoppè di Cadore, un paio di km fa, una mandria di mucche miste a cavalli, su un verde prato si è mangiata un centinaio di metri di balise, qualcuno sbaglia e prende il percorso 2016 verso Rifugio Venezia, sto per sbagliare anch’io ma in lontananza da tutt’altra parte, vedo sventolare una balisa tra gli alberi.SALVO

Ristoro di Zoppè, mi offrono birra e prosecco ma rispondo come alla cresima “RINUNCIO” non esiste, se mi ferma una pattuglia tra duecento metri mi tolgono la patente gli rispondo.
 Un ragazzo del ristoro ci incoraggia e spara numeri incoraggianti, ci dice: “500m di salita, falsopiano di 4 km  500m di discesa e siete al Rif. Talamini”. Faccio smettere tutti di bere e mangiare e dico ad alta voce, “AVETE SENTITO TUTTI VERO?” gli dico “ragazzo, se quei 500m diventano 1000 e se quel falsopiano risulta troppo falso, ti giuro che torno indietro e mi porti tu in macchina al 70°Km del Rifugio Talamini… incredibile come possa diventare un patito dei dettagli dopo 65 km di gara.

470m dal ristoro, la strada spiana, passa per un po’ di asfalto e diventa una larga stradina sterrata in falsopiano di 4 serpeggianti km, è una strada che ha varie ripercussioni a seconda dello stato psicofisico degli atleti in gara, c’è chi è cotto e impreca sulla bruttezza e chi come me se la corricchia spensierato fino al Talamini.

Brodo, quello di Zoppè era da 8 e ½ ,la perfezione, questo dei Talamini, potrebbe fare un pò di più (temperatura a parte) un 6 gli va di diritto per le due simpatiche volontarie che si offrono di nasconderci nel bagagliaio e portarci fino a passo Cibiana in cambio di un servizio bar all inclusive al bar del Passo… è gente di montagna e penso costi  meno un pieno ad uno Yacht da 18m che ubriacare queste… così ripartiamo rassegnati.

L’altimetria dice che ci aspettano 800d+ in 4 km ma per fortuna il percorso è stato modificato e hanno tolto la salita e discesa dal Col Alto, tuttavia, sorpasso gente davvero in bomba e vengo invece sorpassato da gente che va ancora a bomba… ah la droga, io invece, visto che alla base vita ho pensato bene di non cambiarmi i calzini e le scarpe, adesso mi ritrovo coi piedi che propendono al marcio e sento pungere sulla pianta ad ogni passo… fu così che tirai fuori tutta la mia saggezza, cercai un masso foderato di morbido muschio, mi sedetti, mi tolsi scarpe, calzini e mi incerottai i piedi… incredibile quanta gioia possa darti del muschio e 10 cm di cerotto telato.
Riparto coi piedi nuovi, c’è salita, ma almeno il ginocchio se ne sta buono, ho un buon passo e a 200m dalla cima del Monte Ritte quasi raggiungo Stella e gli altri miei ex compagni di avventura, in vetta del Ritte c’è il “Messner Dolomites Museum”, realizzato dentro un ex forte della prima guerra mondiale, ti fai un 360° dolomitico da paura e speri che Messner prima o poi restauri anche  il Forte di Monte Enna… oramai immerso nel verde ma comodissimo alla pianura.

Ristoro, brodo, cocacola e banana, riparto grasso, fottuta discesa che si potrebbe correre a bomba, potrebbe, perché il mio ginocchio senza lamentarsi ha deciso che dopo 75km passati ad assecondarmi, adesso comanda lui, punge ad ogni passo e son costretto a corricchiare, nulla di più.

Passo Cibiana, prendiamo il 534, e fatteli altri 400d+ dopo questi 6000 passati, cazzo!!! Salita, allegria, almeno ho la stessa andatura degli altri, sorpasso cadaveri e gente con voglia di vivere pari a zero, 1895m, salita OFF si scende, l'incorribilità è servita!!!

Cartelli ovunque con scritto "Warning", inizia “la Calada di Bosconero” un agonia di 400d- compressi in un km… come dite? Si, si, esiste una discesa così… sentiero zigzagante tra le rocce  i mughi e piantine basse cespugliose che ricoprono il già sottile sentiero, per il mio ginocchio è un incubo, mi passano in tre, piango dentro, mi fermo a chiacchierare con uno dei tanti volontari dislocati sul pazzo sentiero e gli dico: “Scoltame, ma dopo sta discesa de merda, dove ndemo?” mi mostra una briciola in fondo alla valle, mi dice “Passate a fianco di quella tenda” e poi, indicandomi una costruzione in fronte a noi ma dall’altra parte della valle, “Salite al Rifugio Bosconero” tento di scorgere un sentiero che sale al rifugio ma non si vede, sarà un fottuto vertical tra le foglie e le radici in un faggeto, roba da ramponi in caso di pioggia, non so perché, ma son felice di sta impennata, più sale e prima arriviamo al rifugio… peccato che un minuto passi come 10 e 200m come un km.

Dio vuole che al 90esimo km ci appaia l’agognata costruzione, brodo e cucchiaiate di speck per dimenticare,  ignaro del kilometraggio per aver spento e riacceso lo Spartan un paio di volte, ho la brillante idea di chiedere alla proprietaria del rifugio un “Signora, a quanto siamo dalla fine?” mi aspetto un 6, massimo un 7, mi butta giù un 13 da sangue dal naso, na badilata nel muso, un altro runner le chiede “Ma, signora, è sicura?” Certo e parte con una chirurgica descrizione del percorso, 3 km in giù non tanto brutti, 7-8km in falso piano e poi la salita finale… ho perso l’uso della parola, punterò tutto su quei 7-8km, penso.

Riparto, par di scendere da Cima Marana per 3 km, poi, quasi giù, o meglio, mi pareva di esser giù, inizia un odiosissimo tratto di saliscendi con svolte verso l’alto impossibili, tutte tra il bosco, spero nel profondo che la sciura si sia sbagliata e che da un momento all’altro sbucheremo giù in paese, NO, arriviamo ad una Casera con un vecchio comodamente disteso su di un fianco vicino ad una enorme vasca d’acqua gelida, gli chiediamo, quanto ci vorrà da lì alla fine… ci risponde con un freddo 6, mi tolgo frontino e occhiali e tento di annegarmi nella fontana, quando riemergo odo solamente, 200m di salita, giù e ultimi 300m per arrivare in paese… non indago ma in cuor mio spero che quei numeri fossero metri lineari e non D+. Ripartiamo, il mio funerale è servito, ancora su e giù odiosi, basta vi prego bastaaaaaa poi finalmente usciamo su dei ghiaioni alti sulla valle, in basso si vede l’arrivo, siamo fottutamente lontani, ma almeno non siamo più in mezzo al bosco e il panorama distrae quel minimo… la gioia per gli occhi dura poco, si torna nel bosco, si torna a salire quando sul più bello che si stava scendendo e via così a masticar parolacce e a giurare che “Vaffanculo, mai più il DXT lungo” e poi la chicca: cerchi arancioni sugli alberi che vanno in giù e un bel nastro che chiude il passaggio, è chiaramente il sentiero dello scorso anno, il nostro invece, è tracciato ancora in su, ancora nel fottuto bosco, ancora 50 fottuti m D+ fino a che al cartello 100km si scende davvero, bosco, strada in cemento e giù in statale, cartello 1km all’arrivo, nel dubbio chiamo subito mia moglie, le dico “A meno di un infarto, dovrei arrivare e anche se mi venisse adesso sti 850m li faccio anche a cuore spento e viso di cemento” corro perfino gli ultimi 200m in salita, 21ore e 56 minuti, 60esimo assoluto e il pettorale 70 da regalare a papà che domani compie i suoi 70 anni. Gara tosta, tostissima questo DXT, dallo Staulanza ti illude di imbuonirsi ma negli ultimi 20km ti bastona di incorribilità… Giganti i primi che la chiudono in 14 ore, eroe l’ultimo che l’ha portata a casa in 28 ore e 10, nel mezzo solo gente motivata, che con una montagna, un paio di scarpe e qualcosa da mangiare dicono di soffrire ma godono come ricci su e giù per le dolomiti. Prossima fermata TDH, poi se Dio vuole, si va a correre in Val d'Aosta.


MEMENTO AUDERE SEMPER... RICORDA DI OSARE SEMPRE

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